“EDURISK il progetto nazionale di INGV a Rieti"... il racconto dell'iniziativa

06/06/2017

Tutti giù per terra...

(Roberta Manca)

La classe arriva e viene fatta sedere sugli scalini, davanti alle ragazze e ai ragazzi viene posizionato un pannello con delle illustrazioni, si invita ognuno ad osservarle e scegliere quella che più lo fa pensare al terremoto. Tutti rispondono: chi subito senza esitazione, chi spavaldo con una battuta, chi timidamente, mantenendo il tono di voce basso per paura di venir deriso, chi silenzioso fino alla fine liquidando l’operatrice con uno sbrigativo “anche per me il fiore”. Dopo però con carta e penna, senza nessuno che interferisca, riportano le loro scelte e le loro motivazioni su un post-it e lo consegnano alle operatrici.

Si passa a parlare della percezione del rischio relativa al territorio in cui vivono, alla loro casa, poi domande sul terremoto passato, sul comportamento delle istituzioni e amministrazioni (hanno agito bene?, avrebbero potuto fare di più?...) domande sintetiche, dirette la cui risposta è affidata a delle biglie…si traccia un andamento. Successivamente si arriva a definire il concetto di rischio sismico (vulnerabilità, esposizione, pericolosità) insieme, riflettendo e provando a rispondere.

Poi, via…,tutti attorno a un tavolo a costruire strutture con plastilina e stecche di legno, a un piano, a due, con elementi triangolari….divertente! Ma adesso arriva il terremoto, vediamo quale resiste meglio….” Si , ma così non vale, la mia casa è vicina all’epicentro…spostati!” (Luca, 11 anni).

E’ il momento di parlare di placche, di moti convettivi, di magma…guardando la terra, aprendola, smontando la crosta terrestre, avanti fino ad arrivare al nucleo….per i bambini e i ragazzi sicuramente un percorso divertente ed efficace per comprendere il fenomeno fisico.

Siamo sicuri che un percorso di questo tipo possa essere utile anche a degli adulti? Va modulato chiaramente, ma provate a mettere dieci persone attorno ad una cassetta piena di sassi che può essere trainata mediante corde ed elastici su della carta abrasiva, lasciate che delle mani sapienti avvolgano lentamente, molto lentamente, questa corda, così come lento è il movimento delle faglie. Provate a guardarli quando l’elastico che collega la corda alla scatola si tende sempre più…e infine quando la scatola si muove, producendo un sussulto e risate tra tutti. Ma poi cosa succede? Istintivamente volgiamo lo sguardo ai nostri piedi e pensiamo che proprio lì, anche in quel momento qualcosa si muove e noi non sappiamo dire quando, non sappiamo dire con che forza ma sappiamo che tornerà a muoversi.

“Per vivere in un territorio sismico servono conoscenza e consapevolezza” scrive una professoressa dopo aver accompagnato le sue classi al laboratorio; affinché’ percorsi di questo tipo risultino efficaci sarebbe necessario riuscire a garantirne la continuità, attivare i ragazzi in processi di educazione fra pari, coinvolgere la cittadinanza, conservare e tramandare memoria, promuovere la condivisione e il rispetto delle regole.

Nei giorni dell’iniziativa si è cercato di capire quale sia, per coloro che hanno partecipato, la percezione della pericolosità e della vulnerabilità del territorio.

 

E' possibile leggere il report completo dell'iniziativa e consultare il rendiconto finanziario ai seguenti allegati

 

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